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Congedo per malattia nel food delivery: come funziona la copertura e quando spetta?

📅 21 Agosto 2026✍️ di Alessia Cammarata⏱️ 6 min di lettura

Il tema del congedo per malattia nel settore del food delivery rimane ancora oggi uno degli aspetti più confusi tra i rider e i lavoratori della logistica di cucina. Sebbene le piattaforme digitali abbiano rivoluzionato il modo in cui riceviamo il cibo a casa, la normativa sulla protezione sociale di chi lavora in questo ambito continua a presentare zone grigie e interpretazioni divergenti. In questo articolo esamineremo nel dettaglio come funziona effettivamente la copertura malattia, quali sono i diritti riconosciuti e quali documenti serve presentare per accedere a questi benefici.

La situazione giuridica del congedo malattia nel delivery

Nel food delivery italiano coesistono diverse tipologie contrattuali: dipendenti diretti, rider autonomi, collaboratori e micro-imprenditori. Questa frammentazione normativa comporta conseguenze dirette sulla copertura durante i periodi di assenza per motivi di salute. Per i dipendenti regolari, il diritto al congedo per malattia è tutelato dal Codice del Lavoro e dalle rispettive contrattazioni collettive di settore.

I rider autonomi e i lavoratori classificati come collaboratori si trovano invece in una posizione diversa. Secondo i dati del settore, circa il 70% dei rider operanti in Italia rientra in questa categoria, il che significa che la maggior parte non beneficia automaticamente della copertura retributiva durante la malattia. Questa disparità ha spinto negli ultimi anni organizzazioni sindacali e istituzioni europee a richiedere una revisione delle protezioni sociali per i lavoratori delle piattaforme.

Un aspetto cruciale riguarda la distinzione tra il diritto formale e la pratica reale. Mentre la legislazione prevede tutele, la loro applicazione concreta dipende fortemente dal tipo di rapporto instaurato con la piattaforma e dalla giurisdizione di riferimento.

Come funziona la copertura per i dipendenti diretti

Per i lavoratori dipendenti nel food delivery, il congedo per malattia è disciplinato da specifici accordi collettivi. Solitamente, il sistema prevede una serie di giorni di assenza retribuita all’anno, variabili a seconda del contratto applicato e dell’anzianità di servizio. Durante i primi giorni di malattia, la retribuzione è generalmente a carico del datore di lavoro, mentre oltre una certa soglia interviene l’INPS con prestazioni integrative.

La procedura standard richiede che il lavoratore comunichi tempestivamente l’assenza, normalmente entro il primo giorno di malattia o secondo le modalità previste dal contratto. È fondamentale acquisire il certificato medico, che deve essere trasmesso sia al datore che all’INPS secondo i tempi previsti dalla normativa. Nella maggior parte dei casi, il certificato deve essere inviato entro due giorni dall’inizio della malattia.

Una particolarità importante riguarda la visita fiscale. Nel caso di assenze superiori a tre giorni consecutivi, il datore può richiedere una verifica attraverso una visita medica effettuata da un medico legale dell’INPS. Il mancato rispetto degli orari di disponibilità può costituire causa di decurtazione dell’indennità di malattia.

I benefici economici dipendono dal livello contrattuale e dall’anzianità. In media, per i dipendenti della ristorazione e della logistica, la copertura copre dal 50% all’80% della retribuzione lorda nei primi giorni, con variazioni significative a seconda degli accordi aziendali.

La protezione per i rider e i lavoratori autonomi

La situazione dei rider autonomi è decisamente più complessa. Chi opera come lavoratore indipendente non ha diritto al congedo retribuito nel senso tradizionale. Tuttavia, è iscritto agli enti previdenziali (come la Gestione Separata dell’INPS) e da questa iscrizione derivano alcune tutele in caso di malattia.

Secondo le linee guida internazionali sulla protezione dei platform workers, i rider dovrebbero accedere a una copertura malattia minima. In Italia, l’INPS riconosce un’indennità di malattia per i lavoratori della Gestione Separata, con importi significativamente inferiori rispetto ai dipendenti. L’indennità viene calcolata sul reddito dichiarato nei cinque anni precedenti, diviso per 365 giorni, con una percentuale di copertura che varia dal 50% al 66% a seconda della durata della malattia.

Per accedere a questa prestazione, il rider deve presentare il certificato medico all’INPS entro i termini previsti. Un aspetto poco conosciuto riguarda il fatto che durante il periodo di malattia certificato, il rider autonomo non può fornire la sua prestazione lavorativa, altrimenti perde automaticamente il diritto all’indennità.

Le piattaforme digitali, dal canto loro, non sono obbligate a fornire copertura aggiuntiva, sebbene alcune abbiano introdotto forme volontarie di protezione supplementare come parte della loro strategia di responsabilità sociale.

La documentazione necessaria e i termini

Indipendentemente dalla tipologia contrattuale, la documentazione è il pilastro su cui poggia il diritto alla copertura malattia. Il certificato medico deve essere rilasciato da un medico iscritto all’albo e deve contenere informazioni specifiche: il periodo di inabilità al lavoro, la diagnosi (che può essere omessa salvo diverse richieste), e il numero di referti allegati se necessario.

I tempi di trasmissione sono critici. Per i dipendenti, il medico trasmette il certificato telematicamente all’INPS e al datore di lavoro entro due giorni. Per i rider autonomi, la responsabilità della trasmissione spetta al lavoratore stesso, sempre entro due giorni dalla data di inizio della malattia.

Un errore comune riguarda la mancata comunicazione al datore o all’ente previdenziale. Anche se il lavoratore ha una malattia certificata, l’omissione nella comunicazione può ridurre o eliminare il diritto alla prestazione. Nel food delivery, dove molti rider operano in situazione di precarietà informativa, questo aspetto genera frequentemente controversie.

Le sfide e i cambiamenti in corso

Il quadro normativo è in evoluzione. La [[Direttiva europea sulla responsabilizzazione delle piattaforme digitali]] ha spinto verso una maggiore armonizzazione delle protezioni sociali a livello continentale. In Italia, il recente decreto legge ha introdotto obblighi di trasparenza e di comunicazione delle condizioni di lavoro, incluse le tutele in caso di malattia.

Una sfida significativa riguarda l’adeguatezza economica della copertura. I dati del settore indicano che per molti rider autonomi, l’indennità di malattia riconosciuta dall’INPS copre solo una frazione dei mancati guadagni, creando situazioni di grave disagio economico. Questo ha portato diverse associazioni di categoria a richiedere livelli di protezione superiori.

Anche la questione della visita fiscale continua a generare controversie, poiché i criteri per la sua richiesta e le modalità di svolgimento non sempre sono chiari alle piattaforme e ai rider.

Consigli pratici per navigare la procedura

Se sei un lavoratore nel food delivery e devi affrontare un periodo di malattia, ecco alcuni passi fondamentali. Innanzitutto, contatta un medico nel più breve tempo possibile e assicurati che il certificato sia trasmesso correttamente. Comunica immediatamente l’assenza alla piattaforma o al datore, fornendo tutti i dettagli richiesti dal contratto.

Conserva copie di tutta la documentazione medica e delle comunicazioni inviate. Se utilizzi un servizio di curatorato medico, verifica che il certificato contenga tutti i dati obbligatori. Nel caso di assenze prolungate, informati preventivamente sulle scadenze per la visita fiscale.

Se lavori come autonomo, contatta direttamente l’INPS per verificare lo stato di ricezione del certificato medico e per comprendere l’entità della prestazione che avrai diritto a ricevere. Non attendere passivamente: la comunicazione proattiva è essenziale per evitare perdite di diritti.

Infine, se riscontri difficoltà nell’ottenimento della copertura, contatta un’organizzazione sindacale o un’associazione di rider che possa supportarti nella rivendicazione dei tuoi diritti e nella comprensione della normativa applicabile al tuo caso specifico.

Alessia Cammarata

Alessia Cammarata ha lavorato tre anni come responsabile logistica per una startup di food delivery a Palermo. Determinata e attenta ai dettagli, ha seguito da vicino la crescita del settore, osservando sia le opportunità che le sfide di chi inizia questo percorso lavorativo.

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